Monday, 7 January 2013

Il raid di D’Ieteren e il “mistero” del maggiolino coloniale (7) / The raid of D’Ieteren and the "mystery" of the colonial Beetle (7)


Adesso parliamo delle modifiche che non si vedono e che di cui nessuno ha parlato, ma che se fossero state anche parzialmente realizzate metterebbero seriamente in discussione la definizione di “vettura praticamente di serie”.
Prima di entrare nel merito, cerchiamo di metterci nei panni di Pierre D’Ieteren, che non dimentichiamoci era all’epoca uno dei principali importatori di VW.
Conosceva molto bene le difficolta’ del tragitto, avendo realizzato il raid Belgio – Congo Belga e ritorno. Sapeva bene quindi i rischi che correvano i concorrenti del raid Mediterranee – Le Cap. Basta a questo riguardo menzionare il racconto del membro di uno degli equipaggi italiani impegnato della competizione, che costretto a soste per noie meccaniche superato l’Equatore, ha rischiato per ben due volte di essere caricato da mandrie di elefanti.
Era quindi cosciente che non solo il risultato sportivo, ma l’incolumita’ stessa dell’equipaggio dipendeva dall’affidabilita’ della vettura. Se poi l’equipaggio era composto da sua madre di 65 anni e da sua sorella (dimenticavo, Charlotte Van Merke de Lemme era figlia di Charlotte D’Ieteren e quindi sorella di Pierre) , per loro stessa ammissione “con scarse conoscenza meccaniche e totalmente inesperte nell’uso delle armi da fuoco”, allora e’ facile immaginare che abbia fatto tutto il possibile per ridurre i rischi al minimo.
Pierre D’Ieteren conosceva infine benissimo i limiti della vettura di serie, e soprattutto conosceva perfettamente come migliorarla.
Insomma, se io fossi stato Pierre D’Ieteren, avrei preso in seria considerazione una serie intera di modifiche e migliorie piccole a grandi, tra cui:

  • Rinforzo delle sospensioni
  • Sostituzione filtro aria
  • Set di indicatori addizionali (livello combustibile, amperometro, temperatura olio)
  • Filtro benzina addizionale
  • Radio
  • Rinforzo della frizione (installando la piastra di pressione del bus a doppia molla ad esempio)
  • Migliorare la lubrificazione (la pompa olio maggiorata, installando un circuito addizionale di raffreddamento, sostituzione radiatore di serie con uno avente maggiore capacita’ ecc.)
  • ... e molto altro ancora ...


Naturalmente, nessuna modifica al motore. Considerando le medie che bisognava rispettare  con le prestazioni della vettura standard, tenendo conto del peso della vettura in assetto gara, della presenza dei riduttori e dei problemi di affidabilita’ meccanica, la velocita’ massima e permanente del motore da 25 hp in configurazione standard era di 100 km/h, quindi piu’ che sufficiente.

CONCLUSIONI: 
Al’inizio della discussione ho posto una serie di domande alle quali ho detto che avrei cercato di dare una risposta. Ecco le risposte:

Domanda 1: L’ipotesi dell’esistenza di prototipi di maggiolino “coloniale” e’ verosimile?
Risposta: No. Analizzando i documenti dell’epoca, non ho trovato alcuna evidenza che le vetture presentate nell’articolo di Air Mighty potessero essere prototipi di vetture destinate ad entrare in produzione per i mercati coloniali. Si trattava di vetture elaborate per completare i raid in cui sono state impegnate.

Domanda 2.  Il viaggio di D’Ieteren era solo l’avventura di un commerciante in cerca di pubblicita’ per le proprie attivita’ o c’era dell’altro?
Risposta: D’Ieteren non era un commerciante, ma un imprenditore che ha attivamente collaborato con VW sin dalla prima ora per garantire il successo dei suoi prodotti. Sicuramente dietro a queste imprese c’e’ stata l’intuizione che, se completate con successo,  avrebbero potuto contribuire in modo importante a promuovere il prodotto, consentendo di metterne in evidenza le qualita’ per molti aspetti uniche.

Domanda 3. Per quale motivo di queste vetture si e’ persa non solo traccia, ma addirittura memoria, non essendo menzionate se non nelle cronache dell’epoca?
Risposta: Questa domanda e’ particolarmente valida per la vettura usata nella Mediterranee – Le Cap. Il motivo e’ che nella realta’ queste vetture non erano quello che nella versione ufficiale dovevano essere, e cioe’ delle vetture “praticamente di serie”.

Due parole infine sull’ipotesi suggestiva formulata nell’articolo di Air Mighty e relativa al riutilizzo delle vetture dei D’Ieteren nella spedizione del 1952 della Commissione Tedesca dei Caduti di Guerra. Questa ipotesi, che si basa sulla innegabile somiglianza delle vetture, e’ a mio parere confutata dal fatto che nessuna delle due vetture in questione presenta le caratteristiche specifiche della vettura utilizzata da Gabrielle D’Ieteren nel Raid Mediterranee – Le Cap, e cioe’ il tergicristallo addizionale meccanico e il bocchettone di alimentazione del serbatoio addizionale.
Se a questo aggiungiamo che le due vetture ed il bus reduci dalle avventure dei D’Ieteren erano comunque fortemente usurate, l’ipotesi del loro riutilizzo risulta poco verosimile.

Mi fermo qui.
Grazie a Air Mighty e a Brian Screaton per avere riportato alla memoria le imprese della famiglia d'Ieteren, dei loro compagni e delle loro macchine.
Sulle donne, gli uomini ed le vetture protagoniste di queste avventure si dovrebbe  parlare piu’ a lungo, non solo in relazione ai dettagli tecnici che sono a mio parere secondari, ma soprattutto dal punto di vista sportivo e storico, inserendoli nel contesto in cui hanno realizzato le loro imprese.
Ma questa e’ un’altra storia ...

Il percorso del raid Mediterranee - Le Cap del 1951 /  The  route of the raid Mediterranee - Le Cap in 1951

Mr. Nordhof accoglie la famiglia D'Ieteren a Wolfsburg (da Gute Fahrt 04/1951) / Mr. Nordhof welcome the D'Ieteren family in Wolfsburg (Gute Fahrt 04/1951)



Now let's talk about changes that are not evident on pictures and not documented in books or articles, but that if they had been even partially adopted would seriously question the definition of "car practically standard."
Before going into details, let's put ourselves in the shoes of Pierre D'Ieteren, not forgetting that at the time he was one of the main importers of VW.
He knew very well the difficulties  of the journey, having realized the raid Belgium - Belgian Congo and back. He knew then the risks the competitors had to face in the raid Mediterranee - Le Cap. In this regard,  I just mention the story of a member of one of Italian crews engaged in the competition, which, being forced to stop due to mechanical problems just over the Equator, were attacked two times by herds of elephants.
Pierre D’Ieteren was therefore aware that not only competition results, but more important the safety of crew depended on the reliability of the car. Considering hat the crew was made by his mother of 65 years and his sister (I forgot, Charlotte Van de Merke Lemme was the daughter of Charlotte D'Ieteren and then the sister of Pierre), which were by their own admission "with little mechanical knowledge and totally inexperienced in the use of firearms ", it is then easy to imagine that he did everything possible to reduce the risks to a minimum.
Pierre D'Ieteren finally knew very well the limits of the standard car, and above all was well aware of how to improve it.
In short, if I were Pierre D'Ieteren, I would seriously consider a whole range of small to large changes and improvements, including:

  • Reinforced suspension
  • Change the air filter
  • A set of additional guages (fuel level, ammeter, oil temperature)
  • Additional fuel filter
  • Radio
  • Reinforcement of the clutch (by installing for instance the double springs pressure plate of the bus)
  • Improvment of the lubrication (oil pump increased,  installing an additional cooling circuit,  replacement of the standard radiator with one having greater capacity etc.).
  • ... and much more ...


Of course, no modifications to the engine. Considering the average speed to be respected in comparison of the performance of the standard car, taking into account the weight of the car in race configuration, the presence of reduction boxes and mechanical reliability issues, the performance of the standard  25 hp engine (top and cruise speed of 100 km/ h) was more than  sufficient.

CONCLUSIONS:
At the beginning of the discussion, I listed few questions to which I said I would have tried to give an answer. Here are the answers:

Question 1: Is the hypothesis of the existence of prototypes  of the 'colonial' Beetle convincing?
Answer: No. By analyzing the documents of the time, I did not find any evidence that the cars presented in the article of Air Mighty could be prototypes of cars intended to be put into production for the colonial markets. The cars in my opinion were purposely elaborated to complete the raids in which they were engaged.

Question 2. The journey of D'Ieteren was just the adventure of a businnes man  in search of advertising or there was something else?
Answer: In my opinion, D'Ieteren was not a simple businessman in serch of advertising, but an entrepreneur who has actively worked with VW since day one to ensure the success of its products. Surely behind these ventures there was the intuition that, if successfully completed, could contribute in an important way to promote VW cars, evidencing their qualities, in many ways unique.

Question 3. Why not only the cars were lost, but also their memory, considering that there is no mention to them with the exception of the  chronicles of the time?
Answer: This question is particulrly valid for the car used in the Mediterranean - The Cap. The reason in my opinion is  that, in reality, these cars were not what they were supposed to be according to the official version, that cars "almost standard."

Finally, a few words on the impressive hypothesis formulated in the Air Mighty article on the reuse of the of D'Ieteren cars in the expedition of 1952 the German War Grave Commission. This hypothesis, which is based on the undeniable similarity of the cars, is in contrast wuth the fact that none of the two cars in question had the specific characteristics of the car used by Gabrielle D'Ieteren, the additional mechanical wiper and the external refill neck for the additional fuel tank.
If we add to this that the two cars and the bus returning from the adventures of the D'Ieterens were heavily worn and in need of a complete rehaul, the hypothesis of their use is the expedition of 1952 is very unlikely.

I stop here.
Thanks to Air Mighty and Brian Screaton to have brought back the memory of the adventures  of the D'Ieteren family, of their team mates and their cars.
The women, the men and the cars protagonists of these adventures would deserve a much longer discussion, not only in relation to the technical details that are secondary in my opinion, but especially from the sporting and historical point of view, placing them in the context in which they have achieved their exploit .
But that is another story ...

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