Sunday, 30 December 2012

Il raid di D’Ieteren e il “mistero” del maggiolino coloniale (6) / The raid of D’Ieteren and the "mystery" of the colonial Beetle (6)


Alla fine del suo libro, Pierre D’Ieteren dichiara che la sua vettura e quella della madre sono “gemelle”; questa affermazione, che ha generato molti equivoci, non corrisponde esattamente alla verita’...

La vettura di Gabrielle D’eteren presenta le caratteristiche piu’ interessanti da analizzare essendo quella che ha subito le maggiori modifiche rispetto al modello di serie.
Questa macchina era una vera vettura da competizione, allestita in modo accurato adottando le soluzioni piu’ idonee a garantire affidabilita’ e prestazioni. Soprattutto l’affidabilita’ e’ stata perseguita in fase di preparazione , tenendo conto che, per sua stessa ammissione, l’equipaggio femminile aveva conoscenze di meccanica limitate alle operazioni di manutenzione di routine.
Ed infatti la vettura ha completato la massacrante prova senza accusare alcun problema serio, il che, considerando il livello di affidabilita’ delle vetture di serie dell’epoca, e’ verosimile solo ammettendo che la vettura sia stata profondamente modificata. L’esperienza accumulata durante la seconda guerra mondiale e nelle competizione dell’immediato dopoguerra offriva tutte le informazioni necessarie per raggiungere lo scopo.
La vettura di base era una berlina con tetto apribile modello 1951, le cui modifiche sono elencate qui di seguito.

MODIFICHE DICHIARATE DA M.me D’IETEREN

  • Colore: sabbia. La vettura e’ stata completamente riverniciata per affrontare la competizione, per meglio armonizzarsi con l’ambiente sahariano.
  • Distanza dal suolo maggiorata a 31 cm, con installazione dei riduttori del bus e modifica del ponte anteriore.
  • Due ruote di scorta nel cofano anteriore (fig 1).
  • Due scale in alluminio fissate all’esterno.
  • Catene per strade fangose.
  • Due taniche metalliche fissate all’esterno .
  • Aste portabandiere su parafanghi anteriori destro e sinistro.
  • Kit per ribaltare schienali sedili anteriori.
  • Ventilatore elettrico.
  • Tergicristallo aggiuntivo meccanico (fig. 2).
  • Doppia batteria, montate in serie
  • Serbatoio combustibile addizionale montato al posto del sedile posteriore. Ottima soluzione per abbassare il baricentro e rendere neutre le variazioni di peso legate al consumo del combustibile (fig. 3).


MODIFICHE NON DICHIARATE DA M.me D’IETEREN, OSSERVABILI DA FOTOGRAFIE

  • Bocchettone esterno di alimentazione serbatoio addizionale, nel quarto posteriore sinistro (fig. 4).
  • Antenna radio installata nel quarto anteriore destro.
  • Parafanghi maggiorati.
  • Pedane allargate.
  • Vetri  posteriori  pop-out (discuteremo piu’ tardi di questo particolare).
  • Specchietto retrovisore esterno (installato a causa dell’assenza di visibilita’ posteriore dovuta ai bagagli).
  • Pala fissata all’esterno (fig. 5).
Leggendo la lista delle modifiche documentate viene da chiedersi se fossero sufficienti a garantire le prestazioni e l’affidabilita’ che la vettura ha offerto durante il massacrante raid; e’ mio parere che la vettura e’ stata modificata in modo molto piu’ accentuata, ma, in assenza di documentazione, possiamo fare solo ipotesi.
Parlando della documentazione disponibile, un aspetto “curioso”, soprattutto tenendo conto dell’accurata preparazione della vettura,  e’ l’assenza dalla dotazione di una macchina fotografica per documentare il raid. Puo’ sembrare difficlie da credere, ma l’equipaggio della vettura 18 sembra non abbia fatto nemmeno una foto durante il viaggio: le poche foto disponibili della vettura impegnata nella gara sono state realizzate da equipaggi concorrenti.
Le foto del libro “Deux femmes au volant” sono in gran parte immagini di repertorio o immagini realizzate da Pierre d’Ieteren nel suo raid africano, come quella di copertina o quella che documenta la tole ondule (di entrambe esiste l’originale nel libro di Pierre d’Ieteren “Images du souvenir”).
La vettura in copertina del libro “Deux femmes au volant” non e’ quella di M.me d’Ieteren ma quella del figlio (foto rovesciata con targa riscritta come confermato dalla posizione del volante, assenza del bocchettone addizionale di alimentazione del serbatoio addizionale, assenza dei bagagli nella parte posteriore della vettura, bandiera singola e posizionata sul tetto al centro del parabrezza).
Della vettura di M.me D’Ieteren esistono poche fotografie, e di essa non ho piu’ trovato notizie dopo la sua partenza via nave alla volta dell’Europa alla fine della Mediterranee – Le Cap.  A quanto mi risulta, gli unici mezzi presentati durante il tour a Wolfsburg e le esposizioni al salone di Francoforte e presso le concessionarie di Germania e Belgio tra il 1951 e il 1952 sono state quelle utilizzate da Pierre D’Ieteren.


Fig.1
  La doppia ruota di scorta nel cofano era una pratica comune nelle vetture preparate per i rally nei primi anni '50. Notare the catene gia' montate per risparmiare tempo / Double spare wheel in the bonnet, was a common practice in early '50 rally cars. Note wheel chains already mounted to save time.


Fig.2
Un altro dettaglio comune alle vetture da rally di quel periodo e' il tergicristallo meccanico aggiuntivo. / Another common practice on rally cars at that time was the addition of additional mechanical windshield wiper.

Fig. 3
 Per aumentare l'autonomia, il serbaoio addizionale era una necessita'. La possibilita' di installarne uno usando quelli in commercio come quello della foto e' stata saggiamente scartata per mantenere basso il centro di gravita' e evitare di influenzare negativamente la guidabilita' della vettura. / To increase autonomy, the additional fuel tank was necessary. The option of installing it in the bonnet using aftermarket units as the one in the picture has been wisely discarded to maintain the center of gravity as low as possible and avoid to negative affect driveability.



Fig. 4
Foto tratta dal sito  http://panhard.racing.free.fr/?page_id=1865 che mostra chiaramente la presenza del bocchettone di alimentazione della benzina nel quarto posteriore sinistro. In secondo piano, la Panhard Dyna che concorrreva nella stessa classe. / Picture taken from the site http://panhard.racing.free.fr/?page_id=1865, which shows very clearly the additional fuel filling neck in the left rear quarter panel. Behind the VW is the Panhard Dyna, which was racing in the same category.


Fig. 5
Anche the pale fissate sul tetto non erano una novita' sulle vetture da rally dell'epoca. / Also  shovels on the roof were not uncommon on period rally cars.


At the end of his book, Pierre D'Ieteren claimed that the cars of him and his mother are "twins";  this statement, which has generated a lot of misunderstanding, is not exactly true...

From many points of view,  Gabrielle D'Ieteren’s car is the most interesting since it was the one more thoroughly modified .
This car was relly made for competition, set up accurately by adopting the most suitable solutions to guarantee reliability and performance. Especially reliability has been pursued in preparation, taking into account that, by their own admission, the mechanical knowledge of the  team were limited to routine maintenance.
In  fact, the car has completed the grueling test without any serious mechanical problems; considering the level of reliability of the production cars of the time,this confirms that  the car has been significantly  improved. The experience gained during the Second World War and the immediate post-war competition offered all the information necessary to achieve the purpose.
The basic car was a 1951 saloon model with sunroof, whose documented changes are listed below.

CHANGES CONFIRMED BY  M.me D'IETEREN IN HER BOOK

  • Color: sand. The car was completely repainted for  the competition, to better to blend in with the environment Sahara.
  • Ground clearance increased to 31 cm, with installation of bus reduction boxes and modification of the front axle.
  • Two spare wheels in the front bonnet (fig. 1).
  • Two aluminum ladders attached to the outside.
  • Chains for muddy roads.
  • Two metal canisters secured to the outside (one for water and one for the fuel)
  • Two flags posts mounted on the left and right front fenders.
  • Kit to turn back the front seats.
  • Electric fan.
  • Additional mechanical windshield wiper (fig. 2).
  • Dual battery, mounted in series
  • Additional Fuel tank mounted in place of the rear seat. Excellent solution to lower the center of gravity and make neutral weight changes related to consumption of fuel (fig. 3).


MODIFICATIONS THAT COULD BE OBSERVED FROM PICTURES

  • External fuel  filler neck for the additional tank in the left rear quarter panel (fig 4).
  • Radio antenna installed in the right front quarter quarter.
  • Fenders width increased.
  • Enlarged running board.
  • Pop-out rear windows (we will discuss in details about this accessory later).
  • Outside rearview mirror (installed due to lack of rear visibility due to luggages).
  • Shovel mounted on the roof (fig. 5).


Reading the list of the documented modifications one wonders if they were sufficient to ensure the performance and reliability that the car offered during the grueling raid; I personally believe that the car was modified more than declared, but in the absence of documentation, we can only make assumptions.
Talking about the available documentation on this car, it is somehow "curious", especially taking into account the accurate preparation of the car, the fact that the crew had no any camera to document the raid. Difficult to believe, but it seems that the crew of the car nr. 18 did not take any pictures during the trip: the few available photos of the car involved in the race were made by crews competitors.
The photos in the book "Deux femmes au volant" are mostly archival footage or images taken by Pierre d'Ieteren in his African raid, like the cover or the one that documents the tole ondule (both exist in the original book Pierre d'Ieteren "Images du souvenir").
The car on the cover of the book "Deux femmes au volant" is not  the one of M.me D’Ieteren but the one of her son (the picture is reversed and the plate number is rewritten as confirmed by the position of the steering wheel. Other significant details to identify the car are the followings: no additional filler fuel neckon the rear quarter panel,  absence of luggages in the rear of the car and single flag positioned on the roof at the center of the windscreen).
In fact, there are very few pictures available of the car used by M.me D'Ieteren, and I do not know anything about it  sincer his departure by ship to Europe at the end of the Mediterranee - Le Cap raid.  As long as I know, the only vehicles presented during the tour in Wolfsburg and exhibited at the 1951 Frankfurt Motor Show and during the dealers tour in Germany and Belgium between 1951 and 1952 were those used by Pierre D'Ieteren.

No comments:

Post a Comment