Friday, 9 November 2012

Il raid di D’Ieteren e il “mistero” del maggiolino coloniale (2) / The raid of D’Ieteren and the "mystery" of the colonial Beetle (2)


Io penso che il mistero dei maggiolini coloniali di fatto non esiste, nel senso che le vetture di D’Ieteren non erano prototipi ma semplicemente vetture modificate per affrontare quello specifico viaggio, utilizzando componenti gia’ sperimentate abbondantemente durante il periodo bellico. I maggiolini non presentano alcuna vera novita’ tecnica, ad eccezione delle prese d’aria, la cui presenza si puo’ spiegare assumendo che le vetture di base fossero esemplari di pre-serie, pratica che era assolutamente normale. Io stesso possiedo un maggiolino standard che, stando ai dati di produzione “ufficiali” , non dovrebbe esistere, nel senso che e’ stato prodotto un mese prima di quando avrebbe dovuto.
Tenendo conto del momento in cui viaggio e’ stato concepito ed organizzato, e cioe’ la meta’  del 1950, e’ molto probabile che il vero protagonista dell’avventura non fossero i due maggiolini ma il Microbus, che era stato appena lanciato sul mercato (Giugno 1950). Il periodo bellico aveva rappresentato per il maggiolino il piu’ severo banco di prova immaginabile, durante il quale erano state sperimentate e rese operative le piu’ diverse configurazioni. Il T1 invece era un veicolo completamente nuovo. Il primo prototipo in configurazione definitiva era stato realizzato appena un anno prima. Un raid in condizioni estreme di ben 26,000 km rappresentava una importante opportunita’ per confermarne le qualita’ di affidabilita’ e, soprattutto, robustezza.
Il coinvolgimento di VW, e la volonta’ di sfruttare il successo dell’impresa a fini promozionali, e’ evidente anzitutto dalla copertura mediatica  tempestiva e dettagliata offerta tramite Gute Fahrt, che ha dato notizia e approfondimenti in ben tre numeri della rivista, cui si sono aggiunti i due volumi realizzati a cura di D’Ieteren sulle avventure africane dei mezzi. Questa volonta’ e’ confermata dallo  spazio dedicato ai veicoli a cura di VW durante il Salone dell’Auto di Francoforte del 1951 e il tour dei concessionari in Germania e Belgio.

Nel Marzo del 1951 Gute Fahrt pubblicava questa foto con la seguente didascalia:

"Come in “UNA NOTTE AL CONGO”, ecco il conte Pierre d'leteren con i suoi uomini, un autovettura Volkswagen e un furgone finalmente riposati. Il viaggio è iniziato e si è concluso a Bruxelles. In  tre mesi e 26 mila km hanno attraversato Francia, Spagna, Nord e Centro Africa, avendo come destinazione Leopoldville nel Congo Belga. Ne hanno passate di tutti i colori: molto deserto, ancora piu’ fango e una gran quantita’ di giungla. Ma le VW si sono fatte strada strada nel cuore dell'Africa, dove anche i nativi - come dice la canzone - danzano al suono dei sussurrati canti congolesi. Nessun altra macchina avrebbe sopportato queste difficoltà, ha detto al suo ritorno a Bruxelles il conte d'leteren. Torneremo a parlare del viaggio in Congo presto."

La canzone a cui si fa riferimento e’ questa, e merita sentirla per gustare un po’ dell’atmosfera dell’epoca:




Fig. 1


I think that the mystery of the colonial beetles does not really exist in the sense that the cars of D'Ieteren were not prototypes but simply modified cars to be used in that specific trip, using components and solutions already tested thoroughly during the war. The beetles do not have any real technical innovation, except for the air vents, the presence of which could be explained assuming that the cars were examples of pre-production, a practice that was normal. I myself have a standard Beetle, that according to "official" production data should not exist, in the sense that it was produced a month earlier than it should.
Taking into account the moment the trip was conceived and organized, (in the mid of 1950) it is very likely that what was really under test  were not the two beetles but the Microbus, which had just been launched on the market (June 1950). The war had been for the beetle the most severe test imaginable, during which the most different configurations  were tested and made operational. The T1, however, was a completely new vehicle. The first prototype in the final configuration was made just a year earlier. A raid in extreme conditions of 26.000 km was a very important opportunity to confirm its reliability and, above all, its strength.
The involvement of VW, and the will to take the opportunity of the success of the adventure for promotional purposes, is clear considering first of all the timely and detailed media coverage provided by Gute Fahrt, which gave news and insights in three issues of the magazine, to which have to be added the two volumes dedicated by D'Ieteren to his and his mother African adventures. This will is confirmed by the space dedicated D’Ieteren vehicles during the Frankfurt Motor Show in 1951 and the tour of the dealers in Germany and Belgium.

Information on the D’Ieteren raid were first published in Gute Fahrt magazine in March 1951 (see Fig. 1) with the following text:

"As in "NIGHT AT THE CONGO", here is the Count Pierre d'leteren with his crew, a car and a Volkswagen van finally at rest. The trip started and ended in Brussels. In three months and 26,000 km they travelled through France, Spain, North and Central Africa, having as destination Leopoldville in the Belgian Congo. The trip has been very tough, with a lot of desert, even more mud and a quantity of jungle. But VW have made their way trough the heart of Africa, where even the natives - as the song says - dance to the sound of whispered Congolese songs. No other car would have endured these difficulties, said on his return to Brussels Count leteren. We will return to the trip to the Congo soon."

The song to which the article refers is this; listen and enjoy a the atmosphere of the time:

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