Sunday, 4 March 2012

“Kleiner Wagen ...Grosse Liebe” (4): commenti / comments


Dopo avere visto il film, la critica pubblicata nel luglio del 1949 da MR appare obiettiva e in gran parte tuttora valida.
Dopo oltre 60 anni pero' ci sono molti elementi interessanti da sottolineare.


Se tutti conoscono ad esempio la storia della campagna pubblicitaria che agli inizi degli anni '60 ha contribuito in modo determinante al successo della VW in America ("lemon"), pochissimo si e' detto degli sforzi per promuovere il maggiolino prodotti da VW all'inizio della sua commercializzazione "civile", a cavallo degli anni 1949 e 1950. 

In primo luogo, come evidenziato da MR, il film  rappresenta il primo tentativo di utilizzare a scopo promozionale/commerciale nel settore automobilistico il cinema, almeno in Germania.  Il film ha dunque un valore storico che va al di la dei suoi pregi e difetti, e si puo' considerare come il primo passo in questa direzione. L'incertezza del linguaggio, l'ingenuita' della trama, l'ambiguita' del messaggio, tutti elementi segnalati gia' allora da MR, tradiscono il carattere pionieristico dell'opera, e secondo me, dopo tanto tempo, contribuiscono a conferire valore storico al film.
Il fatto che la pellicola sia stata realizzata in collaborazione tra Esso e VW, al di la delle possibili convergenze di interessi, deve probabilmente essere messo in relazione alla volonta' di dividere i costi ed i rischi, proprio in relazione alla novita' dell'idea.

Il secondo aspetto interessante che vorrei sottolineare inerisce la ferma volonta' da parte di VW di sperimentare nuove forme di comunicazione per promuovere l'immagine del proprio prodotto, cosciente del fatto che la propria sopravvivenza sarebbe dipesa dalla sua capacita' di imporsi realmente come la Volkswagen, cioe' la vettura del popolo nei termini che si erano imposti in Germania a partire dalla fine degli anni '20.
Nel gennaio del 1948 si era verificato il cambio di gestione della fabbrica che passa nelle mani di Nordhof. Nel luglio del 1949 comincia la commercializzazione  dell'Export, e nello stesso periodo assistiamo alla sperimentazione di nuovi linguaggi e nuove tecniche di comunicazione.
Oltre al film  "Kleine wagen ... Grosse liebe",  nello stesso anno esce un libro per molti aspetti altrettanto sperimentale ed insolito, il cui titolo e' estremamente simile: "Kleiner  wagen in  Grosser Fahrt". Nell'ottobre del 1950 apparira' poi il periodico Gute Fahrt, “Die Zeitschrift fur den Volkswagenfahrer”, il cui collegamento con film e libro e' tradito dalla stessa copertina del primo numero, per cui e' stata scelta una foto tra quelle che comparivano nel libro.
 Film, libro e rivista appaiono a me come elementi distinti di una singola strategia di comunicazione che si stava impostando, e che per la natura e le ambizioni del prodotto doveva essere radicalmente nuova. Non dimentichiamo che  la struttura industriale della VW era stata ereditata dal sogno nazista di motorizzare una intera nazione, per sostenere e  realizzare il quale lo stato aveva messo a disposizione risorse fantastiche. Ora, dopo la guerra, questo sostegno non esisteva piu', e VW per sopravvivere doveva muoversi in una economia di mercato libera.

Il libro "Kleiner wagen in Grosser Fahrt " e' stato ripubblicato nel 1993 dalla editura Retroviseur, che ha riproposto l'edizione belga, intitolata “Petite Voiture – Grande Classe”. L'edizione originale in tedesco e' stata ripubblicata nel 2002dalla Delius & Klasing, che pubblica da sempre Gute Fahrt. Alla sua pubblicazione, il testo e' stato tradotto dal tedesco in francese, ma distribuito solo in Belgio.








After seeing the movie, the review published in July 1949 by MR appears objective and largely still valid.
Nevertheless, after over 60 years there are many interesting things to add.
If for example we all know the history of the advertising campaign in the early 60s tthat has contributed to the success of Volkswagen in America ("lemon"), very little is said about the efforts to promote the Beetle done by VW at the beginning of its commercialization in 1949 and 1950.

In the first place, as evidenced by MR, the film is the first attempt to use for promotional / commercial purposes automotive film, at least in Germany. The film therefore has a historical value that goes beyond its strengths and weaknesses, and can be considered the first step in this direction. The uncertainty of the language, the naivete of the plot, the ambiguity of the message, all items already marked then by MR, betray the pioneering character of the work, and I think after all this time, also give historic value to the film.
The fact that the film was made in collaboration between Esso and VW, beyond the possible convergence of interests, should probably be related to the will to share costs and risks, specifically in relation to the new idea .

The second interesting aspect that I would stress is inherent to the willingness by VW to experiment with new forms of communication to promote the image of their product, aware that its survival would depend on its ability to really establish itself as the Volkswagen , meaning “people's car” in the terms that were commonly in use in Germany before the war, from the late '20s.
In January 1948 we see the takeover of the factory passed into the hands of Nordhof. In July 1949 the Export model is launched, and in the same period  VW is experimenting new languages ​​and new techniques of communication.
In addition to the movie "Kleine wagen ... Grosse Liebe", in the same year is  published a book in many ways just as experimental and unusual as the movie, whose title is extremely similar, "Kleiner wagen in Grosser Fahrt ".  In October 1950 start also the publication of  the magazine Gute Fahrt, "Die Zeitschrift fur den Volkswagenfahrer", whose connection with film and book' is betrayed by the same cover of the first issue, for which it was chosen a photo  from those that appeared in the book.
 Film, book and magazine appear to me as distinct elements of a single communication strategy that was under development, and that because the nature and ambitions of the product had to be radically new. Do not forget that that VW had inherited its industrial structure from the Nazi dream of powering an entire nation with the full  support of the state that had made available fantastic resources. Now, after the war, this support was no more available, and VW had to try to find a way to survive in a free market economy.

The Belgian edition (" Petite Voiture - Grande Classe”) of the book "Kleiner wagen in Grosser Fahrt”  has been reprinted  in 1993 by  Edition Retroviseur .
The original German edition, has been reprinted in 2002 by Delius & Klasing Edition, which publishes the magazine Gute Fahrt from the beginning. The book was translated  into French, but distributed only in Belgium.

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